Sono adagiato su di un poggio
ed il mio nome, nei tempi,
ad indicarmi, si è mutato:
Podium, Podium Bufare, Poitello,
e infine Pogitello e Poggetello.
M'abbraccia la vallata verdeggiante
con rivoli e torrenti luccicanti,
spicca ad oriente il contorno del Velino,
massiccio, forte, austero ed imponente
e se volgo lo sguardo a mezzogiorno
i Monti Simbruini fan corona.
Ci furon tempi di feudi e di battaglie,
di fanti e cavalieri e dalla Torre
il nemico, all'istante, s'avvistava.
Nelle rustiche case, nelle stalle,
negli orti e nei pascoli assolati
eran per me felicità ed orgoglio
i miei tanti abitanti laboriosi.
I “manocchi” di grano in mezzo all'aia
la “trita” dei cavalli separava,
“marzocche” di granturco nella sera
giovani e vecchi, al lume, scartocciavan.
Uomini e donne, a novembre, nelle vigne
tagliavan grappoli, colmavano i “beunzi”
e le cantine risuonavano di voci
mentre l'uva si pigiava a piedi nudi.
Su mattoni consunti e polverosi
la “saltarella” portava le risate
coi visi rossi a fine ballo disvelati.
La “mòra” scompigliava menti e cuori
facendo risuonar grida e contrasti,
“Jo tocchio” e “tirilò” eran diffusi
per divertir nei prati e sulle aie.
E che festa le nozze coi “canistri”
accolti dagli “spari” e dagli applausi!
Ricolmi tutti di ogni ben di Dio,
parenti ed invitati rallegravan.
La suocera accoglieva poi la sposa
e una “ciammella” enorme le donava,
la ragazza alla folla la “jettava”
ed il più fortunato la prendeva.
Il Sabato Santo un gran falò
bruciava sul piazzale della Chiesa
e a Pasqua, quando Messa era finita,
la processione, lenta, s'avviava.
Ora le voci ascolto di quei pochi
che qui ancora a viver son rimasti,
di chi torna talvolta al borgo antico
e trova un mondo ormai dimenticato.
E mi svelo al cuore ed ai ricordi
negli scorci in salita volti al cielo,
nelle vie, nelle case e nelle chiese
nelle sacre feste tuttora celebrate:
San Rocco e San Rocchitto, S. Filippo
la Madonna delle Grazie son portati
ancor oggi col suono della banda
e le campane a festa nelle strade.
Son certo che molti torneranno
perché nel cuor non han dimenticato
le antiche case, le Chiese ed i cortili,
quiete, aria pura, boschi e passeggiate.
Ed altri arriveranno, sconosciuti,
cercando un vecchio borgo da scoprire
con la natura, l'arte, il cibo buono
che ancora qui si possono trovare.
Luisa Gavazza
2023
LEGENDA
manocchi: covoni
trita: i cavalli girando in cerchio calpestavano i covoni con gli zoccoli per separare la pula dal grano
marzocche: pannocchie
beunzi: bigonci
saltarella: ballo che si faceva nella cantina di Jo Ferraro che aveva il pavimento di mattoni rossi cotti nelle Fornaci alle porte del paese. A mezzanotte l’organetto smetteva di suonare e ci si guardava in faccia: ragazzi e ragazze erano rossi in viso per la polvere dei mattoni! Da qui sberleffi, risate e canzonature
jo tocchio: altalena ricavata da due rami di salice
tirilò: legnetto appuntito alle estremità lanciato con una mazza il più lontano possibile, in varie fasi di cui si sommavano i punteggi fino a raggiungere il traguardo stabilito.
canistri: contenitori
spari: fuochi d'artificio
ciammella: ciambella molto grande
jettava: gettava




